COMUNICATO STAMPA N.61

EUROPA VERDE TERRACINA PLAUDE ALLA APPROVAZIONE DELLA NUOVA STRATEGIA EUROPEA FARM TO FORK (DALLA FATTORIA ALLA FORCHETTA) CON IL VOTO A FAVORE DELLA EUROPARLAMENTARE DI EUROPA VERDE- VERDI EUROPEI ELEONORA EVI, CHE PUNTA AD UNA VERA AGRICOLTURA SOSTENIBILE.

EUROPA VERDE TERRACINA PLAUDE ALLA APPROVAZIONE DELLA NUOVA STRATEGIA EUROPEA FARM TO FORK (DALLA FATTORIA ALLA FORCHETTA) CON IL VOTO A FAVORE DELLA EUROPARLAMENTARE DI EUROPA VERDE- VERDI EUROPEI ELEONORA EVI, CHE PUNTA AD UNA VERA AGRICOLTURA SOSTENIBILE, CONTESTANDO LA DISINFORMAZIONE CHE VIENE OPERATA NELL’AGRO PONTINO DOVE QUESTE IMPORTANTI INNOVAZIONI VENGONO SUPERFICIALMENTE BOLLATE COME ECONOMICAMENTE INSOSTENIBILI PER LE PICCOLE IMPRESE AGRICOLE, COME, AD ESEMPIO, PIU’ VOLTE SOSTENUTO DALl’EUROPARLAMENTARE DI FRATELLI D’ITALIA – ECR  NICOLA PROCACCINI, CHE IN EUROPA PERO’ POI VOTA CONTRO LA STRATEGIA FARM TO FORK E A FAVORE DELLE GRANDI LOBBIES DELLA AGRICOLTURA A DISCAPITO DEI PICCOLI E MEDI AGRICOLTORI. COME EUROPA VERDE VOGLIAMO PROMUOVERE LA CREAZIONE DI UN BIODISTRETTO DELL’AGRO PONTINO CHE TUTELI LE BUONE PRATICHE RURALI, VALORIZZI LE PRODUZIONI A KM.0, AUMENTI LA PERCENTUALE DI BIOLOGICO E BIODINAMICO, INCREMENTI I MERCATI DI PROSSIMITA’ DAL PRODUTTORE AL CONSUMATORE, SUPERANDO IL MODELLO DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE CHE STRANGOLA I PICCOLI E MEDI AGRICOLTORI E METTE A RISCHIO LA SALUTE DEI CONSUMATORI.

#svoltaverdeperterracina

Europa  Verde Terracina sta seguendo direttamente, già da un anno, grazie alla nostra Europarlamentare Eleonora Evi, co-portavoce nazionale Europa Verde e una delle prime 10 europarlamentari più influenti sulle politiche ambientali e il nuovo Green Deal , tutta l’evoluzione della nuova Politica Agricola Comune, il più grande programma di sussidi diretti esistente al mondo diretto a circa 9 milioni di agricoltori europei e consistente in un pacchetto di misure che regolano le attività agricole e il loro impatto su clima e ambiente che vale 390 miliardi di euro per i prossimi sette anni (2021-2027), pari ad un terzo dell’intero budget dell’Unione Europea.

Nonostante le delusioni in merito alla nuova Politica Agricola Comune, visto che le istituzioni europee sembrano aver fallito l’obiettivo di una politica agricola comune all’altezza delle sfide poste dalla crisi climatica e dalla perdita di biodiversità, appiattendosi sulle richieste delle potenti lobby dell’agribusiness, siamo però speranzosi, dopo le ultime votazioni del 20 ottobre scorso da parte del Parlamento europeo relative alla approvazione della Strategia Farm to Fork.

La strategia Farm to Fork si configura infatti  come un’occasione imperdibile per rendere più sostenibile il sistema alimentare europeo, riducendo l’uso di pesticidi,  fertilizzanti, diserbanti come il glifosato, e di antibiotici in agricoltura, riducendo gli sprechi alimentari a tutti i livelli della catena di approvvigionamento, aumentando la superficie agricola dedicata alla biodiversità e quella dedicata al biologico e favorendo la transizione verso diete più sane e sostenibili, riducendo il consumo di carne e prodotti animali con riduzione di spreco di risorse idriche, favorendo la nascita dei biodistretti, che riducano le filiere, che garantiscano la freschezza e la genuinità  dei prodotti.  La Farm to Fork di per sé però non è vincolante e la Commissione adesso dovrà presentare delle proposte legislative per tradurre gli obiettivi della strategia in target giuridicamente vincolanti che saranno poi gli Stati membri a dover implementare e la vera sfida sarà quindi quella di lavorare sui testi legislativi che usciranno successivamente.

Rileviamo ancora una volta come il  gruppo Fratelli d’Italia-ECR, di cui fa parte l’eurodeputato pontino On. Nicola Procaccini, attraverso il voto contrario in Parlamento Europeo contro la Strategia Farm to Fork, vuole di fatto pervicacemente impedire che le riforme vadano nella direzione di un’agricoltura amica  dell’ambiente favorendo invece modelli obsoleti, basati unicamente sull’aumento dei volumi di produzione e sulla riduzione dei costi, e che non possono più essere avallati in quanto insostenibili sia dal punto di vista dell’ambiente e della salute (inquinamento, dissesto idrogeologico) che da quello economico e sociale (sfruttamento e mancati diritti), con l’unico obiettivo di favorire le grandi lobbies dell’agribusiness, dell’agricoltura e dell’allevamento intensivo e penalizzare le piccole imprese agricole, e mostrando, nei fatti, di tenere più agli interessi delle grandi Associazioni di categoria che a quelli dei piccoli agricoltori e delle piccole imprese a conduzione familiare. Invece di combattere i fantasmi ossessivi del “solito estremismo ideologico della sinistra ambientalista” e se davvero l’obiettivo è quello di difendere i piccoli produttori, il gruppo FDI-ECR e l’onorevole Procaccini dovrebbero battersi per regolamentare un mercato che invece li strozza a vantaggio delle grandi aziende agricole e di quelle della grande distribuzione organizzata che dettano legge, e dovrebbero impegnarsi per riequilibrare la distribuzione del valore lungo tutta la filiera in modo da tutelare i piccoli produttori, favorendo, e non osteggiando, le produzioni di qualità, che non possono essere viste solo come un problema per via dell’aumento dei costi che finirebbe per favorire le importazioni di produzioni a un costo di mercato più basso, ma sono anche una grande opportunità per i piccoli produttori oltre che una maggior tutela per i consumatori finali. Ecco, non solo non vediamo questo impegno, ma vediamo invece delle battaglie, queste si tutte ideologiche e populiste, contro gli schemi nutrizionali o le etichettature come il Nutriscore, a favore del consumo e la produzione di alimenti di origine animale o contro l’agricoltura di qualità che nella vera sostanza hanno solo lo scopo di continuare a difendere gli interessi delle grandi lobby di mercato a danno dei piccoli produttori e della salute dei consumatori.

Sono felice che alla fine, a dispetto dei tentativi dei partiti di destra di indebolire il testo, abbiano prevalso il buonsenso e la consapevolezza che i costi di un mancato intervento, in termini ambientali ed economici, non sono più sostenibili. Avevamo proposto di allineare la Pac agli obiettivi del Green Deal europeo, in modo che i quasi 400 miliardi di euro di sussidi agricoli della Pac venissero erogati coerentemente con il raggiungimento di questi obiettivi. Purtroppo così non è stato e l’accordo trovato dalle istituzioni europee sulla nuova Pac mantiene pressoché inalterato lo status quo, ovvero un modello di distribuzione dei sussidi agricoli che, essendo basato sugli ettari di terra posseduti, premia le aziende agricole più grandi. Ma con la strategia Farm to Fork consegniamo comunque alla Commissione indirizzi ambiziosi ma più che mai necessari, che dovranno orientarla nel realizzare la transizione ecologica del nostro sistema alimentare. Con questo voto il Parlamento esprime il suo forte supporto agli obiettivi di maggiore sostenibilità ambientale proposti dalla Commissione nell’ambito del Green Deal europeo per il settore agricolo, chiedendo che questi diventino giuridicamente vincolanti“, afferma Eleonora Evi, europarlamentare dei Verdi Europei e co-portavoce nazionale Europa Verde.

Nonostante la poca informazione e spesso la disinformazione che arriva ai piccoli e medi agricoltori dell’Agro Pontino proprio da quelle Associazioni e Partiti che favoriscono le grandi imprese (ricordiamo che la nuova PAC, che destina l’80% dei fondi alle grandi imprese con 100 ettari in su, è stata infatti votata a maggioranza dagli stessi con l’ingombrante presenza della lobby Copa-Cogeca), la riduzione degli antibiotici, dei conservanti, dei pesticidi e l’incremento dei terreni destinati al biologico non sembrano spaventare, perché molte aziende di piccole e medie dimensioni dell’Agro Pontino già producono in maniera sostenibile , con molte specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario, molti vini Doc/Docg e un ricco carnet di prodotti tradizionali. Dall’Agro Pontino parte il 40% dell’esportazione agroalimentare del Lazio e oltre il 5% dell’export ortofrutticolo italiano (elaborazione dei dati ISTAT 2019) e la Provincia di Latina concentra nel suo territorio di pianura (Agro Pontino) il 90% della superficie a serre dell’intera Regione. L’Italia poi ha una percentuale di campi bio che sfiora il 16%, il doppio rispetto alla media europea, secondo i dati Sinab. Come Europa Verde Terracina vogliamo continuare ad impegnarci, come abbiamo già dichiarato in campagna elettorale, per far nascere un biodistretto dell’Agro Pontino per promuovere l’agricoltura biologica e biodinamica, diffondendo le buone pratiche rurali, ambientali e sociali, tutelando la biodiversità, valorizzando le produzioni a km.0 con i mercati di prossimita’ dal produttore al consumatore, sviluppando tutta la filiera: produzione, trasformazione, vendita, ristorazione, zootecnia, turismo rurale ed enogastronomico e soprattutto superando il modello della grande distribuzione che strangola i piccoli e medi agricoltori e mette a rischio la salute dei consumatori. La ripresa economica ha infatti bisogno di proposte innovative fondate sulla sostenibilità e da questo punto di vista la scelta del biologico e dell’agroecologia, sono elementi qualificanti e premianti del nostro territorio che vanno promossi, valorizzati e resi visibili in quanto opportunità concrete di sviluppo e di ricchezza.proseguono Gabriele Subiaco, co-portavoce Europa Verde Terracina e Patrizia Pagliaroli, referente del Forum Tematico Agricoltura di Europa Verde Terracina.